Cultura Libera (Free Culture)
In riferimento diretto al titolo del libro di Lawrence Lessig, “Free Culture”, è una frase ambiziosa per un fenomeno certamente emergente, ma che guadagna credibilità giorno dopo giorno.
Musica, fotografie, testi, film, la filosofia del software libero si estende oggi oltre la produzione del software per applicazioni a quella delle opere creative più generali, grazie ai contributi degli artisti che propongono le loro opere sotto licenze “aperte”.
Una licenza sarà riconosciuta come “aperta”, quando autorizza almeno la diffusione dell’opera. Questa diffusione sarà, possiamo dire, il minimo denominatore comune di tutte le opere creative che presenteremo qui.
La differenza è grande fra un artista che propone un lavoro sotto una licenza che impedisce qualsiasi modifica e/o vendita, e un altro, diciamo un progettista di software libero, che lo autorizza senza restrizione, così da raggiungere spesso la cooperazione per pubblicazione.
Pertanto tutti coloro che aderiscono a questa cultura libera, al tradizionale “tutti i diritti riservati”, oppongono il tanto necessario “alcuni diritti riservati”. Essi non vedono Internet come una minaccia tenebrosa, ma come una formidabile opportunità.
Ciò appare soltanto buon senso. Ma, poichè Lawrence Lessig lo indica fuori sotto, il contesto corrente sembra obbligarlo ad assumere un atteggiamento resistente.
“È un movimento “sorto dal nulla” che punta a modificare lo spirito della collettività. Questo movimento dichiara che la cultura e la conoscenza possono essere acquistate e che conseguentemente la cultura e la conoscenza devono essere protette nello stesso modo in cui proteggiamo tutte le proprietà.
Durante gli ultimi anni, questa visione errata era incontestabile. Con l’emergere delle nuove tecnologie digitali, è diventato essenziale combatterla. Poiché queste tecnologie, se favoriscono una effervescenza creativa, possono essere usate per controllare la cultura e la conoscenza in un modo che nessuna società libera ha tollerato mai.”